mercoledì 12 febbraio 2020

Intervista a Mattia Mariano nuova promessa del rap

Oggi diamo il benvenuto a un altro giovane artista, una promessa del rap che viene dalla bellissima Lecce e si ispira ai piu' grandi cantautori italiani.

Presentati, raccontaci il tuo background personale e artistico 
Mi chiamo Mattia ho 26 anni e vengo da Lecce. Circa un mese fa è uscito il mio primo progetto ufficiale, "BOMBAROLO" (ispirato alla figura di De André). Ho un background musicale e personale atipico, vengo dal rap e fino a poco tempo fa non avevo mai guardato "oltre", salvo rare sperimentazioni. Sentivo il bisogno di distinguermi e reinventarmi.

Raccontaci del tuo ultimo lavoro, com’è nato? Cosa rappresenta per te? 
"Bombarolo" è un concept-EP e nasce dall'amore per l'LP "Storia di un impiegato" di Faber, in un periodo artisticamente buio mi sono ritrovato molto i quei discorsi.

Quali sono le tue influenze musicali? 
Ovviamente ho ascoltato sempre molto rap americano, italiano e francese ma nonostante ciò ho sempre ascoltato molta musica italiana. Gli artisti più importanti per me sono senza dubbio Fabrizio De André, Franco Battiato e Caparezza.

Quali sono le tue attuali o passate collaborazioni musicali? 
Ho collaborato in passato con artisti conosciuti nel panorama Rap, oggi onestamente mi auguro di poter spaziare di più.

Raccontaci il tuo ultimo aneddoto o esperienza particolare durante la tua attività artistica, facci ridere o riflettere un po’
Sarà stato il 2012, io e il mio vecchio gruppo eravamo molto conosciuti in città e venivamo spesso chiamati come ospiti per vari eventi. Era una serata con musica elettronica e per divergenze varie ci ritrovammo a non poter suonare nonostante l'ospitata ed il nome in locandina. Ricordo solo che eravamo forse in 20 a lanciare oggetti vari verso il DJ e gli organizzatori, non si fece male nessuno ovviamente ma la prepotenza di certi organizzatori non mi è mai piaciuta. Ci sono tantissimi comunque, ero una persona completamente diversa. Mi stupisco di me.

I tuoi programmi per il futuro? 
Portare questo progetto live e proseguire il mio percorso musicale, senza le solite interruzioni e paure.

venerdì 7 febbraio 2020

Benedetta Raina, giovane promessa del pop

Benedetta Raina, ecco a voi una giovane cantautrice, promessa della musica pop italiana. In questo articolo si raconta la giovanissima alessandrina, il cui nome "Benedetta" ci fa pensare al miracolo della sua voce: una dote che la porterà sicuramente lontana, che nelle note del suo ultimo lavoro "Davvero" ci ha permesso di ascoltarne rotondità, intonazione, fascino. Ma anche abilità interpretative e compositive che germogliano dal suo estro, ora fresco e giovane, e cresceranno rigogliose.
Eccovi quindi la cantautrice si racconta per noi!

Ciao, sono Benedetta e sono una cantautrice. Musica e scrittura sono di pari importanza per me e fin da piccola sono state le uniche due vie d’uscita da ogni problema. Ho la fortuna, per il lavoro che sogno di fare, di essere una persona che riesce sempre a trovare qualcosa di cui lamentarsi. Senza questo aspetto non riuscirei a scrivere, ahimè non ho ancora imparato né a scrivere né ad ascoltare canzoni felici. Nei miei ascolti infatti non manca mai la nostalgia condita ad una sorta di scarno realismo.

Raccontaci del tuo ultimo lavoro, com’è nato? Cosa rappresenta per te? 
Davvero è una sorta di promemoria per me stessa, mirato a ricordarmi di non perdere l’equilibrio. Non è facile prendere la vita come viene, nel ritornello lo dico ma è quasi ironico se poi si sente il contrasto con le strofe. Ho scritto la canzone cercando di delineare anche tutte quelle cose che invece la vita non ce la fanno mai prendere “come viene”. La soluzione? Forse fregarsene ma non sono ancora sicura, ecco perché chiedo di svegliarmi quando “sai che devo fare”.

Quali sono le tue influenze musicali? 
Artisti che mi hanno cresciuto dalla parte internazionale sono i twenty one pilots, i Nirvana e i Radiohead. In Italia adoro Calcutta e i Tauro Boys.

Quali sono le tue attuali o passate collaborazioni musicali? 
Certificate non ce ne sono mai state anche se spero presto di fare un featuring. In passato suonavo spesso con altri musicisti emergenti ma da quando faccio le cose un po’ più seriamente mi concentro più su me stessa. Sono una persona che dà il meglio di sé da sola.

Raccontaci il tuo ultimo aneddoto o esperienza particolare durante la tua attività artistica, facci ridere o riflettere un po’
Più che un aneddoto mi sento di dare un consiglio spassionato raccontando una delle mie prime esperienze, ovvero il mio primo live, che ho fatto a 15 anni con la band molto scarsa con cui suonavo. Niente, muovetevi perché non si può stare fermi sul palco, è imbarazzante. Io evidentemente a 15 anni non lo sapevo e quindi ho cantato tre canzoni, un quarto d’ora stando ferma immobile

I tuoi programmi per il futuro? 
Ci sono un sacco di live in arrivo e non vedo l’ora, perché l’ultimo che ho fatto al Laboratorio Sociale di Alessandria mi ha riempito di energia! Inoltre arriverà anche un EP che oltre a Basta e Davvero conterrà altre canzoni

martedì 4 febbraio 2020

Intervista a TAVO, cantautore e astro nascente del pop!

Oggi voglio presentarvi un giovane artista pieno di talento che con "Annabelle" sta facendo il giro delle radio e creando un nuovo punto di vista nella scena pop emergente italiana. Eccovi una simpatica e piacevole chiaccherata col cantautore TAVO, che ringrazio infinitamente per il tempo concessomi!



Ciao Tavo, raccontaci il tuo background personale e artistico.
Ciao, sono TAVO, all’anagrafe Francesco Taverna, ma ormai “Francesco” mi chiama solo mia madre quando la faccio alterare. Infatti “TAVO” più che un nome d’arte è un soprannome che mi è stato affibbiato dalla prima elementare. Come avrete dedotto deriva dal mio cognome. Vengo da un paese tristissimo di appena tremila anime nella grigia provincia di Alessandria… Insomma, una figata, il deserto a confronto è la festa di Pamplona o il carnevale di Rio. Ho iniziato a suonare la chitarra a dodici anni ed ora ne ho ventisette. Dal 2010 al 2016 ho suonato su circa quattrocento palchi come chitarrista in vari progetti. Mi sono, come si suol dire: “Sparato una bella gavetta!” A fine 2016 ho incontrato la Noize Hills Records, la mia attuale etichetta e da li è iniziato il mio progetto, si fa per dire “solista”.

Raccontaci del tuo ultimo lavoro, com’è nato? Cosa rappresenta per te?
Annabelle è un brano particolare che nasce da un ritrovamento altrettanto particolare. Mentre ristrutturavo casa, nell’intercapedine del muro, ho trovato una scatola di metallo contenente delle monete e una lettera risalente al 1850 nella quale un certo Ennio scrive a Maddalena (divenuta poi Annabelle per scelte metriche) elogiandone ogni aspetto. Nulla di cosi entusiasmante se non fosse che verso la fine si capisce che lei è in realtà sposata e quindi, loro sono amanti. Ma non gli amanti di oggi! Quelli che si amavano per davvero! Mi spiego: Il 1800 era ancora un periodo nel quale ci si sposava per convenienze sociali, matrimoni combinati, finendo poi per trovare l’amore altrove. Ennio dice addio alla sua amata, senza spiegarne la ragione, ma non nega l’amore verso di lei. La cosa per me più bella e romantica è stata poter dar voce ancora una volta a Maddalena che è riuscita nel suo intento di conservare nel tempo, in un luogo sicuro, ciò che restava di un amore che per lei non andava affatto dimenticato.



Quali sono le tue influenze musicali?
Se dovessi parlarti di tutte le mie influenze musicali finiremmo il prossimo anno e siccome ne ho ventisette non ho tutto questo tempo; in etichetta mi vogliono tagliare i freni della macchina per lucrare sulla mia morte, dicono che il ventisettesimo sia l’anno giusto… mah… Per fartela breve ho ascoltato e ascolto davvero di tutto, dal cantautorato, al pop, all’elettronica, al jazz… in realtà il jazz lo odio, ma l’ho studiato per tre anni al conservatorio.

Quali sono le tue attuali o passate collaborazioni musicali?
Non ho collaborazioni in curriculum però se potessi scegliere, sicuramente oggi vorrei collaborare con Motta, lo invidio un sacco per la ricerca sonora e per i testi. Chissà, magari un domani…

Raccontaci il tuo ultimo aneddoto o esperienza particolare durante la tua attività artistica, facci ridere o riflettere un po’
Vuoi un aneddoto? Guarda te ne do due piuttosto recenti. Durante un concerto a Roma ci hanno dato una camera senza riscaldamento (lussi da superstar). Era dicembre e ci siamo dovuti scaldare nel letto con il phon. Ero nel matrimoniale con il bassista e compagno di vita Lorenzo Chiesa il quale, dopo avermi promesso che non si sarebbe MAI addormentato è crollato in un sonno profondo. Ce la siamo vista brutta. Nel cuore della notte il phon aveva raggiunto il punto di fusione e stavamo per divampare sotto al piumone. Il secondo aneddoto è di qualche giorno fa: Dovevo essere chiamato per un’intervista radiofonica alle 13:00, dopo una lunga attesa scopro che l’intervistatore è stato arrestato in svizzera accusato per traffico internazionale di stupefacenti. In realtà, poverino, non centrava nulla ed è stato rilasciato tre giorni dopo. La sua unica sfortuna è stata essere nel posto sbagliato al momento sbagliato e con nome e cognome uguali al trafficante che ricercavano.

I tuoi programmi per il futuro?
Suonare, suonare, suonare… É la parte che più mi piace di questo mestiere e in programma ci sono un po’ di spostamenti. Sicuramente faremo tappa nelle principali città d’Italia come abbiamo fatto nel tour “Funambolo”. Non posso anticipare ancora nulla, ma a breve sui miei social uscirà un bel calendario. Consiglio di non mancare ai concerti perché quest’anno girerò per la prima volta con una vera e propria produzione. Con me ad occuparsi di audio e luci ci sono tecnici molto in gamba come Stefano Bendo Bendato ed Elio Genzo che curano spettacoli anche di artisti più noti come Cristicchi ed Ermal Meta. Sarà perciò uno show a trecentosessanta gradi molto particolare. Dovete esserci!

domenica 2 febbraio 2020

"Amarene nere" ultimo disco jazz per Andrea Infusino con l'etichetta EmmeRecordLabel

Un disco vivace, dinamico dove il senso melodico si unisce ad una ricerca timbrica che si muove perfettamente tra tradizione e modern jazz. E’ questa l’essenza di Amarene Nere, secondo progetto del chitarrista Andrea Infusino che esce per l’etichetta Emme Record Label il 15 ottobre 2019 a seguito del disco Between 3 & 4. Il quartetto capitanato dal chitarrista calabrese è completato da Marco Rossin al sax, Fabio Guagliardi all’organo KEY B e Manolito Cortese alla batteria.



A differenza del primo disco, parliamo di un vero e proprio concept album che parla attraverso immagini e racconta la storia di una crisi vissuta dall’autore diverso tempo fa, a partire dal suo momento più nero fino all’uscita finale da essa. Un disco maturo, per certi versi più melodico del precedente, che scaturisce proprio da un vissuto particolare e da un’ampia riflessione fatta sul proprio ego. Dentro di esso c’è gran parte del trascorso musicale di Andrea Infusino che sa padroneggiare perfettamente i linguaggi del jazz, passando dal bebop, passando per il latin jazz e il blues, senza mai tradire una vivace ricerca verso un jazz moderno, al passo con i tempi. Per questo parliamo di un lavoro profondo, brillante e ricco di sfaccettature, dove non manca un gran senso compositivo. E’ probabile, infatti, che in questo caso il racconto di una storia personale, raccontata attraverso immagini musicali, rappresenti una via decisamente interessante per comporre musica di qualità.

Il disco si apre con Amarene Nere, title track che senza dubbio racchiude tutte caratteristiche del disco e che rappresenta il concentrato di questo percorso. L’immagine è quella di un bicchiere d’acqua cristallino reso opaco e oscuro da un inchiostro che lo inquina e che di conseguenza racconta una storia diversa a tratti oscura. Minor Cliff è un brano decisamente swing in cui Infusino rende omaggio al mainstream e al bebop che da sempre lo hanno accompagnato, mentre Sambat vuole essere un tributo ai ritmi latini anch’essi presenti nel suo background musicale. Goldfinch è una ballad struggente dalle tinte blues che racconta un passato felice e bucolico, una sorta di contrasto tra una vita ormai trascorsa e un presente più drammatico e problematico. Angela’s Whistle è una dedica alla moglie Angela, un brano forse più duro caratterizzato da uno swing incalzante ed infuocato che rappresenta un carattere forte e determinato, indispensabile per raccontare l’uscita dal quel periodo di crisi. Tavern è un omaggio a un luogo della Calabria, dove per l’appunto è stato scritto il brano, mentre Slow Baritone, brano scritto di getto a casa del sassofonista della band alcuni anni fa, è un ricordo delle esperienze di ascolto del cool jazz e soprattutto del sodalizio fra Mulligan e Chet Baker. Exit è invece l’ultima composizione del disco che sintetizza l’uscita da una crisi che, per quanto brutta, è stata lo spunto per una riflessione profonda e per la nascita di un disco che in qualche modo l’ha già esorcizzata!